I bambini-soldato sono un tema che colpisce l’opinione pubblica occidentale, ma, nonostante questa attenzione, e consapevolezza della gravità delle conseguenze che comporta, continua ad essere un fenomeno in crescita. Secondo i dati forniti dalla coalizione Stop all’uso dei bambini soldato, nel 2004, sono più di 300.000 i minori di 18 anni coinvolti in conflitti armati nel mondo, e la tendenza appare andare in direzione di un abbassamento dell’età dei soldati, anche bambini di 10 anni, o meno, vengono reclutati in sostituzione dei soldati adulti caduti in battaglia. Rilevanti sono le interconnessioni del fenomeno con altre questioni, in particolare: la povertà endemica della popolazione centro-africana, la militarizzazione della società,  l’assenza di  democrazia e la mancanza del riconoscimento del diritto sovranazionale in termini di diritti dell’uomo e dell’infanzia.
Inoltre si vuole osservare il ruolo svolto dal postcolonialismo, evidenziando come la matrice coloniale sia ben visibile e riconoscibile tra le cause delle guerre africane.
Una causa scatenante la guerra e che ha favorito il protrarsi degli scontri per un decennio, inevitabilmente da trattare e approfondire, è legata alle risorse minerarie. Il territorio sierraleonnese in particolare, ma lo stesso vale per la quasi totalità del continente africano, è infatti ricco di filoni diamantiferi e oro. Il mercato illegale di queste pietre preziose ha ingolosito gli operatori del settore, per la quasi totalità occidentali, che hanno finanziato, più o meno indirettamente, le varie fazioni in guerra, pur di poter mantenere le vie più convenienti economicamente per ottenere le risorse.
La fornitura di armi. Anche in questo ambito il ruolo dell’occidente è fondamentale, paesi come Stati Uniti d’America, Gran Bretagna, Francia, Svizzera ed Italia, infatti, producono armi, e soprattuto vendono, senza tener conto delle conseguenze, spesso, inoltre, le armi prodotte sono leggerissime, in modo da rendere facile l’uso e il trasporto, anche per un bambino.