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“La mafia in questo paese è nata esattamente per questo: impedire il godimento dell’acqua libera ai contadini; e costringerli a pagarla, a peso di sangue e sudori […] oggi la mafia dell’acqua s’è estesa a fare affari, dal commercio alla finanza, alla politica. Oggi la mafia in Sicilia, e altrove, è quotidiano sopruso, impercettibile ma senza sosta, come una malattia tropicale.
E’ facile sentire la grandi parole Siamo contro la mafia, siamo con i siciliani, ma è raro e difficoltoso trovare chi ha il coraggio civile e il senso di responsabilità politica, di sostenere concretamente queste parole”.

Con queste parole Casablanca, bimestrale catanese apre uno dei suoi ultimi numeri, prima di essere costretto alla chiusura, nell’estate del 2008.

L’impegno antimafia, ancor più in Sicilia, è una sfida, una lotta contro un sistema culturale, contro una comunità permeata dall’agire mafioso, che non condivide a pieno lo schema di valori ma non riesce a prescinderne.
Un esempio chiaro e storicamente provato è il caso di Giuseppe Impastato, ucciso dalla mafia per il suo impegno nel tentativo di combattere, sradicando quella che può essere definita “cultura mafiosa”; per il suo modo di lottare, efficace, in quanto elimina alla base “l’humus” su cui si basa l’organizzazione criminale.
L’opposizione alla mafia in Sicilia appare chiaramente essere una scelta che implica l’emarginazione, parziale, da molte sfere della vita comunitaria, è vista come elemento di distinzione, di diversità.

Movimenti della stessa natura, con gli stessi obiettivi, si compongono e vivono l’impegno quotidiano in modo nettamente differente, la variabile luogo di origine e azione ne è la principale causa. L’oggetto di questa ricerca è l’osservazione di questi movimenti sociali caratterizzati dall’impegno antimafia, legati a realtà territoriali estremamente lontane culturalmente.
L’associazione Radio Aut, dei dintorni di Palermo, e la sua cugina del nord Italia Centro Culturale Impastato di Sanremo, sono al centro dell’attenzione, sono, sottraendo la definizione a Max Weber, gli ideal-tipo intorno a cui la ricerca si sviluppa, prendendo ad esempio e confrontando non tanto le associazioni stesse bensì il loro rapporto con le comunità sociali in cui operano.
Nella ricerca si cercherà di comprendere i motivi che spingono alla lotta alla mafia, ad essere impegnati in una sfida difficile da vincere, che li rende pubblicamente schierati contro una visione del mondo ancora oggi diffusa.
Il cuore dell’indagine sarà incentrato infatti sulle difficoltà di relazione tra componenti attivi nell’associazione Radio Aut e le comunità locali a cui fanno riferimento, in particolare nei paesi di Cinisi, dove ogni anno è organizzato il Forum Sociale Antimafia, ma anche Terrasini, Partinico e Bagheria, i luoghi da cui provengono la quasi totalità dei componenti di Radio Aut, e Sanremo, la cittadina ligure in cui l’esempio siciliano di Peppino Impastato è stato seguito.

La ricerca sul campo è stata organizzata in tre fasi, osservazione per la comprensione delle dinamiche, dei luoghi, delle persone, avvenuta tra il maggio 2006 e il maggio 2008, interviste a carattere narrativo, seguendo l’impostazione metodologica di Schütze, ai ragazzi ed alle ragazze attive nelle due associazioni oggetto d’analisi, che spazieranno appunto dalle motivazioni alle difficoltà di relazione, e l’osservazione specifica sul campo mirata a confermare o negare l’ipotesi di partenza.

A breve, a puntate verrà pubblicata l’intero percorso di analisi e ricerca

Link utili:

Antimafia Duemila
Peppino Impastato.com

Centro Cuturale Impastato di Sanremo
Centro Siciliano di Documentazione Peppino Impastato di Palermo

Articolo di Repubblica sul Forum Antimafia del 2008

“Comincio col dire, da cattolica, che condivido le parole del Papa quando afferma che la 194 e’ una ferita, che oggettivamente ha fatto perdere all’Italia milioni di vite provocando un danno spirituale e demografico del Paese. E credo che questo sia dovuto soprattutto ad una cattiva ed incompleta applicazione della norma”. Parole di Mara Carfagna, dal suo blog la neo ministro delle Pari Opportunità.

Delirio di un cattolico fondamentalista? Probabilmente è così, dopotutto che Joseph Ratzinger lo sia è normale, giusto, se non lo fosse lui fondamentalista cattolico chi altro? Invece ci deve stupire la simpatica Mara Carfagna, che da valletta di Davide Mengacci alla Domenica del Villaggio è stata promossa Ministro per le Pari Opportunità. Quale scelta peggiore poteva essere fatta, quale donna porta valori e opinioni meno adatte per questo ruolo che una valletta di serie B? La bella Mara dice che la legge 194 è una FERITA, certo, brava Mara, sai cosa è la legge 194? Sai cosa ha rappresentato per le donne il poter decidere del proprio corpo? Probabilmente ancora una volta ci distrarrai con le foto del tuo calendario piuttosto che dare una risposta decente

Vedo il tuo calendario e i tuoi poster nelle cabine dei migliori TIR fermi in coda alla dogana svizzera e nelle officine di periferia. Uomini duri comprano le riviste solo per avere questi feticci, uomini che spesso non capiscono perchè una donna debba avere le stesse opportunità di un uomo, uomini che negano la necessità di ricercare un nuovo rapporto di genere, uomini che usano le donne, le usano come oggetti da sfoggiare, come fossero status symbol.

Mara sei solo uno status symbol, non hai mostrato il minimo contenuto credibile, hai negato quello che sino ad oggi sei stata, hai ricostruito la tua immagine ma questo non basta.

Di tutto mi sarei aspettato ma la tua nomina mi ha veramente spezzato in due dalle risate.

fotografie tratte da drunkside.splinder.com

Ecco inziamo a divertirci, i neo ministri del neo governo si stanno scaldando ed iniziano già a regalarci aneddoti e chicche indimenticabili. Il bravo Scajola (sì proprio quello che se ne era dovuto andare dalla sua poltrona nel 2002 dopo la disastrosa gestione dell’ordine pubblico durante l’insanguinato G8 di Genova ed aver ammesso: “…Fui costretto a dare ordine di sparare…“) ha parlato di Centrali Nucleari, geniale, veramente geniale, il nucleare, il meglio, la soluzione, saremo tutti felici finalmente, avremo la nostra bella centrale, che ci fornirà energia pulita come l’aria fetida di Città del Messico, potremo accendere tutti gli elettrodomestici, le luci, i computer, tutto, anche e soprattutto quando non ci servono…saremo tutti americani. Dal 2016 ha detto, sì già è una cazzata lo sappiamo tutti, ma pensiamo ai tempi necessari affinchè una centrale produca energia in quantità rilevante per il consumo della nazione, fino al 2030 circa non si avrà alcun effetto…ma probabilmente un sacco di carcinomi e sarcomi in più nelle popolazioni che avranno la fortuna di vivere al contatto con questi favolosi templi dell’insensatezza.

Non finisce qui però…il PONTE; ci mancava in effetti, serviva proprio spendere soldi pubblici per fare una opera del genere, sistemare autostrade e tangenziali, finire la Salerno-Reggio Calabria, mantenere lo stato sociale e l’assistenza sono cose superflue…il Ponte ha la precedenza…chi crede che il Ponte si voglia fare realmente? Sinceramente che cazzo ce ne faremo di un Ponte dove il pedaggio è superiore al prezzo del traghetto che in 15 minuti ci porta dal continente in Trinacria?

Cosa ci regaleranno i componenti del nuovo governo? Forse una legge salva Rete4? Una legge per tutti gli italiani, come faremmo altrimenti a vivere sapendo che Emilio Fede e la sua trasmissione siano relegati al satellite o al mitico Digitale Terrestre?

Prypiat eye … quello che resta della cittadina di Prypiat.
fotografia tratta da scienceagogo.com.