Entrare in facebbok è facile, inserisci le informazioni, ti leggi i messaggi pubblicitari…e dopo un pò ti stufi, decidi di uscire da questo ghetto, questa cerchia strettamente legata ad una cultura ipercapitalista di stampo ebraico…come fare? Basta cancellarsi, ovvio.

Ci ha provato un manager americano, Nipon Das, ha seguito le procedure di cancellazione segnalate sul sito di Facebok, ma dopo poco scopre che i suoi dati rimangono registrati nei database del social network. Infatti come dice un articolo sul tema pubblicato da Repubblica: “Il sito infatti offre la possibilità di cancellare i dati, questi però non vengono irreversibilmente eliminati ma memorizzati sotto forma di copie nei server di Facebook”. Perchè questo comportamento? Ovvio un’altra volta, i grandi manager e le grandi menti dietro a Facebook possono sfruttare il grande patrimonio di informazioni personali, rendendolo accessibile alle società o alle amministrazioni che le richiedono…dietro compenso probabilmente.

Girano inoltre voci di legami con la comunità di Fachi israeliani radicata negli Stati Uniti, quella comunità che è comunemente riconosciuta come inadempiente nei confronti dell’Onu e delle decisioni prese dall’organismo internazionale già negli anni ’60. Quella comunità di Falchi che credono di risolvere con la violenza il problema mediorientale.

Facebook ha legami altamente discutibili, sia dal punto di vista politico/culturale che economico, non è chiaro nella comunicazione verso i propri utenti, gioca sul detto e non detto, sul fraintendimento e sull’incomprensione.

Un articolo tratto dal Guardian.