Il sistema economico nel quale siamo immersi è quello capitalista, lo sanno tutti, è un sistema basato sulle figure imprenditoriali, ovvero su capitalisti che investono denaro in idee, imprese ed innovazione, al fine di raggiungere la realizzazione di prodotti vendibili sul mercato e trarne profitto.

In Italia, in misura meno evidente anche nel resto del mondo, gli imprenditori si sono estinti o quasi, ne esistono pochi, per lo più legati alle piccole medie imprese o a quelle realtà definite di nicchia. Veri imprenditori possono essere considerati gli inventori delle Geox, le scarpe con la suola traspirante, oppure il patron di Tiscali, che ha permesso di creare un campus di eccellenza nelle comunicazioni in rete nei dintorni di Cagliari….cosa c’è invece di imprenditorialità o capitalismo in personaggi come Tronchetti Provera o Roberto Colaninno (chiamato infatti il raider mantovano dai quotidiani italiani)? Hanno mai investito in innovazione? Hanno saputo stare nel mercato?

Di certo il capitalismo italiano è infarcito di uomini finanza ovvero personaggi che speculano, investono per rivendere non per creare, spezzettano imprese appena acquistate per rivenderle traendoci guadagno.

TelecomItalia in spezzatino

Cosa ne deriva da questi comportamenti?
Ne comporta che l’Italia, quinta o sesta potenza economica mondiale, manchi di imprese valide a livello internazionale in molti ambiti. Nelle telecomunicazioni, ad esempio, le imprese italiane sono state acquisite da imprenditori stranieri, da Wind a Omnitel (ora Vodafone). Altro esempio è Alitalia, ora in crisi nera, che verrà venduta, a causa della incapacità della classe manageriale di portare la compagnia a competere sul mercato, a uno tra: l’imprenditore (Carlo Toto di AirOne), l’AeroFlot ex compagnia sovietica, o a un fondo americano (esperto nella gestione di aziende da riassettare e successivamente rivendere in forma di spezzatino).

L’Italia è un paese che vive in un sistema capitalista, ma dove sono i capitalisti, dove sono gli investitori, quelli che vogliono creare una azienda o un prodotto….esistono ma troppo spesso davanti a loro trovano ostacoli, ostacoli derivati dalla presenza di lobby e interessi.

La FIAT, sull’orlo del baratro nel 2002, è la dimostrazione che il cambiamento delle classi manageriali porta al risanamento di una società, e persino alla realizzazione di progetti innovativi. Sergio Marchionne, e i suoi assistenti che lavorano nell’ombra, hanno saputo creare prodotti, gestire l’impresa, non pensando al guadagno personale, bensì a quello della realtà in cui lavora…Marchionne ha dimostrato di essere un imprenditore capace…dove sono gli altri?

Perchè non limitare la speculazione finanziaria portando Telecom Italia, cruciale per lo sviluppo dell’intero paese, a divenire una public company, ovvero gestita da un azionariato diffuso che sappia scegliere la giusta classe dirigenziale, classe che gestisca la società e non il proprio portafoglio?