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George (Clooney) vota per me, non nel senso di scegliermi come rappresentante, vota per me, vota per far sentire e pesare anche la mia voce, vota per chi è un suddito agli estremi dell’impero e per questo non è degno di poter scegliere il suo rappresentante, il suo “capo”. Oggi il sistema economico ultraliberista sta crollando sotto le sue stesse picconate, derivate dall’avidità incontrollata che ha negato le stesse basi del capitalismo che visto oggi appare una visione economica socialdemocratica, ma l’impero occidentale, o meglio statunitense, è ancora solido. L’Italia è una delle tante regioni, una di quelle tranquille, ai margini, in cui potersi divertire costruendo basi militari (Dal Molin, Vicenza), partire per bombardare altri stati sovrani (dalla base di Aviano), rifiutare di dare le risposte necessarie a spiegare l’abbattimento di aerei civili (DC Itavia, Ustica 1980), tranciare cavi di funivie piene di turisti (Cermis), uccidere agenti dei servizi segreti nazionali e quasi quasi uccidendo una giornalista appena liberata dalla prigionia (omicidio di Calipari)…il tutto passandola liscia…sempre.

Ora verrà scelto il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, ovvero il Capo del Mondo, del mondo occidentale ovviamente, ma comuqnue di quel mondo in cui l’Italia è inserita, chi lo scelgierà? Siamo in democrazia! Il suffragio universale è una conquista del secolo scorso! Sicuri? Allora perchè chi passa la vita nell’impero, tra un piccolo paese dell’alta brianza, treni delle Ferrovie Nord (acquistati usati dalla Svizzera), e la triste città di Milano, chi che subisce le decisioni del Capo del Mondo, che si ritrova la vita cambiata per decisioni che vengono prese al di là dell’oceano non ha nemmeno diritto di parlare e scelgiere?

Almeno tu, George, che vivi a qualche chilometro da casa mia, che ti ho visto al cinema di Monza (sullo schermo), che ti ho incontrato sulle acque del lago (dal vero stavolta), che hai dimostrato di avere un barlume di intelligenza, vota anche per me.


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Campaign strategies are sometimes indelicate in trying to control the media, the news cycle, or keeping up with someone who has a lead on you. This Mac/PC spoof ad from votebama.com focuses on the topic of CHANGE and changing to CHANGE and putting CHANGE first in front of someone else’s CHANGE.

Quatiere Isola. Milano.

Era un quartiere singolare, Isola perchè differente dalla città di cui fa parte, diviso dalla linea ferroviaria, diviso per l’identità forte dei propri abitanti.
Oggi il quartiere Isola è stato sventrato, snaturato, sporcato e ripulito per fare spazio a costruzioni, cemento, uffici, spazi per l’alta borghesia internazionae che voracemente si avventa sulla città lombarda per cibarsi di stoffe, di acconciature, di alberghi, di lusso, di moda…di mero estetismo.
Ecco un breve reportage dal quartiere, descritto da una ragazza oggi 28enne, che vi ha vissuto negli ultimi anni e lo ha conosicuto per come era.

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Reportage from Isola, a Milan’s district subject of the plan of the new “Città della moda”.

I bambini-soldato sono un tema che colpisce l’opinione pubblica occidentale, ma, nonostante questa attenzione, e consapevolezza della gravità delle conseguenze che comporta, continua ad essere un fenomeno in crescita. Secondo i dati forniti dalla coalizione Stop all’uso dei bambini soldato, nel 2004, sono più di 300.000 i minori di 18 anni coinvolti in conflitti armati nel mondo, e la tendenza appare andare in direzione di un abbassamento dell’età dei soldati, anche bambini di 10 anni, o meno, vengono reclutati in sostituzione dei soldati adulti caduti in battaglia. Rilevanti sono le interconnessioni del fenomeno con altre questioni, in particolare: la povertà endemica della popolazione centro-africana, la militarizzazione della società,  l’assenza di  democrazia e la mancanza del riconoscimento del diritto sovranazionale in termini di diritti dell’uomo e dell’infanzia.
Inoltre si vuole osservare il ruolo svolto dal postcolonialismo, evidenziando come la matrice coloniale sia ben visibile e riconoscibile tra le cause delle guerre africane.
Una causa scatenante la guerra e che ha favorito il protrarsi degli scontri per un decennio, inevitabilmente da trattare e approfondire, è legata alle risorse minerarie. Il territorio sierraleonnese in particolare, ma lo stesso vale per la quasi totalità del continente africano, è infatti ricco di filoni diamantiferi e oro. Il mercato illegale di queste pietre preziose ha ingolosito gli operatori del settore, per la quasi totalità occidentali, che hanno finanziato, più o meno indirettamente, le varie fazioni in guerra, pur di poter mantenere le vie più convenienti economicamente per ottenere le risorse.
La fornitura di armi. Anche in questo ambito il ruolo dell’occidente è fondamentale, paesi come Stati Uniti d’America, Gran Bretagna, Francia, Svizzera ed Italia, infatti, producono armi, e soprattuto vendono, senza tener conto delle conseguenze, spesso, inoltre, le armi prodotte sono leggerissime, in modo da rendere facile l’uso e il trasporto, anche per un bambino.

“La mafia in questo paese è nata esattamente per questo: impedire il godimento dell’acqua libera ai contadini; e costringerli a pagarla, a peso di sangue e sudori […] oggi la mafia dell’acqua s’è estesa a fare affari, dal commercio alla finanza, alla politica. Oggi la mafia in Sicilia, e altrove, è quotidiano sopruso, impercettibile ma senza sosta, come una malattia tropicale.
E’ facile sentire la grandi parole Siamo contro la mafia, siamo con i siciliani, ma è raro e difficoltoso trovare chi ha il coraggio civile e il senso di responsabilità politica, di sostenere concretamente queste parole”.

Con queste parole Casablanca, bimestrale catanese apre uno dei suoi ultimi numeri, prima di essere costretto alla chiusura, nell’estate del 2008.

L’impegno antimafia, ancor più in Sicilia, è una sfida, una lotta contro un sistema culturale, contro una comunità permeata dall’agire mafioso, che non condivide a pieno lo schema di valori ma non riesce a prescinderne.
Un esempio chiaro e storicamente provato è il caso di Giuseppe Impastato, ucciso dalla mafia per il suo impegno nel tentativo di combattere, sradicando quella che può essere definita “cultura mafiosa”; per il suo modo di lottare, efficace, in quanto elimina alla base “l’humus” su cui si basa l’organizzazione criminale.
L’opposizione alla mafia in Sicilia appare chiaramente essere una scelta che implica l’emarginazione, parziale, da molte sfere della vita comunitaria, è vista come elemento di distinzione, di diversità.

Movimenti della stessa natura, con gli stessi obiettivi, si compongono e vivono l’impegno quotidiano in modo nettamente differente, la variabile luogo di origine e azione ne è la principale causa. L’oggetto di questa ricerca è l’osservazione di questi movimenti sociali caratterizzati dall’impegno antimafia, legati a realtà territoriali estremamente lontane culturalmente.
L’associazione Radio Aut, dei dintorni di Palermo, e la sua cugina del nord Italia Centro Culturale Impastato di Sanremo, sono al centro dell’attenzione, sono, sottraendo la definizione a Max Weber, gli ideal-tipo intorno a cui la ricerca si sviluppa, prendendo ad esempio e confrontando non tanto le associazioni stesse bensì il loro rapporto con le comunità sociali in cui operano.
Nella ricerca si cercherà di comprendere i motivi che spingono alla lotta alla mafia, ad essere impegnati in una sfida difficile da vincere, che li rende pubblicamente schierati contro una visione del mondo ancora oggi diffusa.
Il cuore dell’indagine sarà incentrato infatti sulle difficoltà di relazione tra componenti attivi nell’associazione Radio Aut e le comunità locali a cui fanno riferimento, in particolare nei paesi di Cinisi, dove ogni anno è organizzato il Forum Sociale Antimafia, ma anche Terrasini, Partinico e Bagheria, i luoghi da cui provengono la quasi totalità dei componenti di Radio Aut, e Sanremo, la cittadina ligure in cui l’esempio siciliano di Peppino Impastato è stato seguito.

La ricerca sul campo è stata organizzata in tre fasi, osservazione per la comprensione delle dinamiche, dei luoghi, delle persone, avvenuta tra il maggio 2006 e il maggio 2008, interviste a carattere narrativo, seguendo l’impostazione metodologica di Schütze, ai ragazzi ed alle ragazze attive nelle due associazioni oggetto d’analisi, che spazieranno appunto dalle motivazioni alle difficoltà di relazione, e l’osservazione specifica sul campo mirata a confermare o negare l’ipotesi di partenza.

A breve, a puntate verrà pubblicata l’intero percorso di analisi e ricerca

Link utili:

Antimafia Duemila
Peppino Impastato.com

Centro Cuturale Impastato di Sanremo
Centro Siciliano di Documentazione Peppino Impastato di Palermo

Articolo di Repubblica sul Forum Antimafia del 2008

Ancora oggi si parla di Consonno, l’idea delirante del conte Bagno morta da ormai più di 3 decenni. Consonno sta sempre peggio, ogni anno si avvicina al vero crollo, ogni anno si parla di nuove rivalutazioni del territorio, complessi residenziali e altre mirabolanti distruttive intuizioni e speculazioni. Consonno oggi ha una utilità sottovalutata, è uno spazio pubblico che offerto alla società, uno spazio necessario, troppo spesso negato, Consonno è stato trasformato in quello che è oggi dalle persone che lo frequantano, ma serve un impegno maggiore, in molti abbiamo consumato quegli spazi, ma in pochissimi si sono impegnati per mantenerli, in molti hanno fatto di tutto per distruggerlo. Consonno ha bisogno di rivivere, di non rimanere uno spazio utile alle speculazioni edilizie dell’imprenditore di turno. Consonno e soprattutto i suoi abitanti, e ex abitanti, meritano che il loro PAESE, il borgo ucciso non il parco dei divertimenti, riviva, torni ad essere uno spazio vivo. Consonno ha le potenzialità, le istituzioni potrebbero sfruttarle, dalle istituzioni locali e quelle provinciali e regionali. E’ necessario sollevare il dibattito e spingere affinchè Consonno e la sua rinascita come antico borgo e nuovo spazio pubblico salgano ad argomento di discussione nelle sale del potere politico istituzionale. Un’idea utopica? Certo, lo è, ma non ci sono alternative alla perdita di quel sognante paese che è stato.

Entrare in facebbok è facile, inserisci le informazioni, ti leggi i messaggi pubblicitari…e dopo un pò ti stufi, decidi di uscire da questo ghetto, questa cerchia strettamente legata ad una cultura ipercapitalista di stampo ebraico…come fare? Basta cancellarsi, ovvio.

Ci ha provato un manager americano, Nipon Das, ha seguito le procedure di cancellazione segnalate sul sito di Facebok, ma dopo poco scopre che i suoi dati rimangono registrati nei database del social network. Infatti come dice un articolo sul tema pubblicato da Repubblica: “Il sito infatti offre la possibilità di cancellare i dati, questi però non vengono irreversibilmente eliminati ma memorizzati sotto forma di copie nei server di Facebook”. Perchè questo comportamento? Ovvio un’altra volta, i grandi manager e le grandi menti dietro a Facebook possono sfruttare il grande patrimonio di informazioni personali, rendendolo accessibile alle società o alle amministrazioni che le richiedono…dietro compenso probabilmente.

Girano inoltre voci di legami con la comunità di Fachi israeliani radicata negli Stati Uniti, quella comunità che è comunemente riconosciuta come inadempiente nei confronti dell’Onu e delle decisioni prese dall’organismo internazionale già negli anni ’60. Quella comunità di Falchi che credono di risolvere con la violenza il problema mediorientale.

Facebook ha legami altamente discutibili, sia dal punto di vista politico/culturale che economico, non è chiaro nella comunicazione verso i propri utenti, gioca sul detto e non detto, sul fraintendimento e sull’incomprensione.

Un articolo tratto dal Guardian.