George (Clooney) vota per me, non nel senso di scegliermi come rappresentante, vota per me, vota per far sentire e pesare anche la mia voce, vota per chi è un suddito agli estremi dell’impero e per questo non è degno di poter scegliere il suo rappresentante, il suo “capo”. Oggi il sistema economico ultraliberista sta crollando sotto le sue stesse picconate, derivate dall’avidità incontrollata che ha negato le stesse basi del capitalismo che visto oggi appare una visione economica socialdemocratica, ma l’impero occidentale, o meglio statunitense, è ancora solido. L’Italia è una delle tante regioni, una di quelle tranquille, ai margini, in cui potersi divertire costruendo basi militari (Dal Molin, Vicenza), partire per bombardare altri stati sovrani (dalla base di Aviano), rifiutare di dare le risposte necessarie a spiegare l’abbattimento di aerei civili (DC Itavia, Ustica 1980), tranciare cavi di funivie piene di turisti (Cermis), uccidere agenti dei servizi segreti nazionali e quasi quasi uccidendo una giornalista appena liberata dalla prigionia (omicidio di Calipari)…il tutto passandola liscia…sempre.

Ora verrà scelto il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, ovvero il Capo del Mondo, del mondo occidentale ovviamente, ma comuqnue di quel mondo in cui l’Italia è inserita, chi lo scelgierà? Siamo in democrazia! Il suffragio universale è una conquista del secolo scorso! Sicuri? Allora perchè chi passa la vita nell’impero, tra un piccolo paese dell’alta brianza, treni delle Ferrovie Nord (acquistati usati dalla Svizzera), e la triste città di Milano, chi che subisce le decisioni del Capo del Mondo, che si ritrova la vita cambiata per decisioni che vengono prese al di là dell’oceano non ha nemmeno diritto di parlare e scelgiere?

Almeno tu, George, che vivi a qualche chilometro da casa mia, che ti ho visto al cinema di Monza (sullo schermo), che ti ho incontrato sulle acque del lago (dal vero stavolta), che hai dimostrato di avere un barlume di intelligenza, vota anche per me.


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Campaign strategies are sometimes indelicate in trying to control the media, the news cycle, or keeping up with someone who has a lead on you. This Mac/PC spoof ad from votebama.com focuses on the topic of CHANGE and changing to CHANGE and putting CHANGE first in front of someone else’s CHANGE.

Quatiere Isola. Milano.

Era un quartiere singolare, Isola perchè differente dalla città di cui fa parte, diviso dalla linea ferroviaria, diviso per l’identità forte dei propri abitanti.
Oggi il quartiere Isola è stato sventrato, snaturato, sporcato e ripulito per fare spazio a costruzioni, cemento, uffici, spazi per l’alta borghesia internazionae che voracemente si avventa sulla città lombarda per cibarsi di stoffe, di acconciature, di alberghi, di lusso, di moda…di mero estetismo.
Ecco un breve reportage dal quartiere, descritto da una ragazza oggi 28enne, che vi ha vissuto negli ultimi anni e lo ha conosicuto per come era.

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Reportage from Isola, a Milan’s district subject of the plan of the new “Città della moda”.

Sangue minore

22set08

I bambini-soldato sono un tema che colpisce l’opinione pubblica occidentale, ma, nonostante questa attenzione, e consapevolezza della gravità delle conseguenze che comporta, continua ad essere un fenomeno in crescita. Secondo i dati forniti dalla coalizione Stop all’uso dei bambini soldato, nel 2004, sono più di 300.000 i minori di 18 anni coinvolti in conflitti armati nel mondo, e la tendenza appare andare in direzione di un abbassamento dell’età dei soldati, anche bambini di 10 anni, o meno, vengono reclutati in sostituzione dei soldati adulti caduti in battaglia. Rilevanti sono le interconnessioni del fenomeno con altre questioni, in particolare: la povertà endemica della popolazione centro-africana, la militarizzazione della società,  l’assenza di  democrazia e la mancanza del riconoscimento del diritto sovranazionale in termini di diritti dell’uomo e dell’infanzia.
Inoltre si vuole osservare il ruolo svolto dal postcolonialismo, evidenziando come la matrice coloniale sia ben visibile e riconoscibile tra le cause delle guerre africane.
Una causa scatenante la guerra e che ha favorito il protrarsi degli scontri per un decennio, inevitabilmente da trattare e approfondire, è legata alle risorse minerarie. Il territorio sierraleonnese in particolare, ma lo stesso vale per la quasi totalità del continente africano, è infatti ricco di filoni diamantiferi e oro. Il mercato illegale di queste pietre preziose ha ingolosito gli operatori del settore, per la quasi totalità occidentali, che hanno finanziato, più o meno indirettamente, le varie fazioni in guerra, pur di poter mantenere le vie più convenienti economicamente per ottenere le risorse.
La fornitura di armi. Anche in questo ambito il ruolo dell’occidente è fondamentale, paesi come Stati Uniti d’America, Gran Bretagna, Francia, Svizzera ed Italia, infatti, producono armi, e soprattuto vendono, senza tener conto delle conseguenze, spesso, inoltre, le armi prodotte sono leggerissime, in modo da rendere facile l’uso e il trasporto, anche per un bambino.


“La mafia in questo paese è nata esattamente per questo: impedire il godimento dell’acqua libera ai contadini; e costringerli a pagarla, a peso di sangue e sudori [...] oggi la mafia dell’acqua s’è estesa a fare affari, dal commercio alla finanza, alla politica. Oggi la mafia in Sicilia, e altrove, è quotidiano sopruso, impercettibile ma senza sosta, come una malattia tropicale.
E’ facile sentire la grandi parole Siamo contro la mafia, siamo con i siciliani, ma è raro e difficoltoso trovare chi ha il coraggio civile e il senso di responsabilità politica, di sostenere concretamente queste parole”.

Con queste parole Casablanca, bimestrale catanese apre uno dei suoi ultimi numeri, prima di essere costretto alla chiusura, nell’estate del 2008.

L’impegno antimafia, ancor più in Sicilia, è una sfida, una lotta contro un sistema culturale, contro una comunità permeata dall’agire mafioso, che non condivide a pieno lo schema di valori ma non riesce a prescinderne.
Un esempio chiaro e storicamente provato è il caso di Giuseppe Impastato, ucciso dalla mafia per il suo impegno nel tentativo di combattere, sradicando quella che può essere definita “cultura mafiosa”; per il suo modo di lottare, efficace, in quanto elimina alla base “l’humus” su cui si basa l’organizzazione criminale.
L’opposizione alla mafia in Sicilia appare chiaramente essere una scelta che implica l’emarginazione, parziale, da molte sfere della vita comunitaria, è vista come elemento di distinzione, di diversità.

Movimenti della stessa natura, con gli stessi obiettivi, si compongono e vivono l’impegno quotidiano in modo nettamente differente, la variabile luogo di origine e azione ne è la principale causa. L’oggetto di questa ricerca è l’osservazione di questi movimenti sociali caratterizzati dall’impegno antimafia, legati a realtà territoriali estremamente lontane culturalmente.
L’associazione Radio Aut, dei dintorni di Palermo, e la sua cugina del nord Italia Centro Culturale Impastato di Sanremo, sono al centro dell’attenzione, sono, sottraendo la definizione a Max Weber, gli ideal-tipo intorno a cui la ricerca si sviluppa, prendendo ad esempio e confrontando non tanto le associazioni stesse bensì il loro rapporto con le comunità sociali in cui operano.
Nella ricerca si cercherà di comprendere i motivi che spingono alla lotta alla mafia, ad essere impegnati in una sfida difficile da vincere, che li rende pubblicamente schierati contro una visione del mondo ancora oggi diffusa.
Il cuore dell’indagine sarà incentrato infatti sulle difficoltà di relazione tra componenti attivi nell’associazione Radio Aut e le comunità locali a cui fanno riferimento, in particolare nei paesi di Cinisi, dove ogni anno è organizzato il Forum Sociale Antimafia, ma anche Terrasini, Partinico e Bagheria, i luoghi da cui provengono la quasi totalità dei componenti di Radio Aut, e Sanremo, la cittadina ligure in cui l’esempio siciliano di Peppino Impastato è stato seguito.

La ricerca sul campo è stata organizzata in tre fasi, osservazione per la comprensione delle dinamiche, dei luoghi, delle persone, avvenuta tra il maggio 2006 e il maggio 2008, interviste a carattere narrativo, seguendo l’impostazione metodologica di Schütze, ai ragazzi ed alle ragazze attive nelle due associazioni oggetto d’analisi, che spazieranno appunto dalle motivazioni alle difficoltà di relazione, e l’osservazione specifica sul campo mirata a confermare o negare l’ipotesi di partenza.

A breve, a puntate verrà pubblicata l’intero percorso di analisi e ricerca

Link utili:

Antimafia Duemila
Peppino Impastato.com

Centro Cuturale Impastato di Sanremo
Centro Siciliano di Documentazione Peppino Impastato di Palermo

Articolo di Repubblica sul Forum Antimafia del 2008


Ancora oggi si parla di Consonno, l’idea delirante del conte Bagno morta da ormai più di 3 decenni. Consonno sta sempre peggio, ogni anno si avvicina al vero crollo, ogni anno si parla di nuove rivalutazioni del territorio, complessi residenziali e altre mirabolanti distruttive intuizioni e speculazioni. Consonno oggi ha una utilità sottovalutata, è uno spazio pubblico che offerto alla società, uno spazio necessario, troppo spesso negato, Consonno è stato trasformato in quello che è oggi dalle persone che lo frequantano, ma serve un impegno maggiore, in molti abbiamo consumato quegli spazi, ma in pochissimi si sono impegnati per mantenerli, in molti hanno fatto di tutto per distruggerlo. Consonno ha bisogno di rivivere, di non rimanere uno spazio utile alle speculazioni edilizie dell’imprenditore di turno. Consonno e soprattutto i suoi abitanti, e ex abitanti, meritano che il loro PAESE, il borgo ucciso non il parco dei divertimenti, riviva, torni ad essere uno spazio vivo. Consonno ha le potenzialità, le istituzioni potrebbero sfruttarle, dalle istituzioni locali e quelle provinciali e regionali. E’ necessario sollevare il dibattito e spingere affinchè Consonno e la sua rinascita come antico borgo e nuovo spazio pubblico salgano ad argomento di discussione nelle sale del potere politico istituzionale. Un’idea utopica? Certo, lo è, ma non ci sono alternative alla perdita di quel sognante paese che è stato.


Entrare in facebbok è facile, inserisci le informazioni, ti leggi i messaggi pubblicitari…e dopo un pò ti stufi, decidi di uscire da questo ghetto, questa cerchia strettamente legata ad una cultura ipercapitalista di stampo ebraico…come fare? Basta cancellarsi, ovvio.

Ci ha provato un manager americano, Nipon Das, ha seguito le procedure di cancellazione segnalate sul sito di Facebok, ma dopo poco scopre che i suoi dati rimangono registrati nei database del social network. Infatti come dice un articolo sul tema pubblicato da Repubblica: “Il sito infatti offre la possibilità di cancellare i dati, questi però non vengono irreversibilmente eliminati ma memorizzati sotto forma di copie nei server di Facebook”. Perchè questo comportamento? Ovvio un’altra volta, i grandi manager e le grandi menti dietro a Facebook possono sfruttare il grande patrimonio di informazioni personali, rendendolo accessibile alle società o alle amministrazioni che le richiedono…dietro compenso probabilmente.

Girano inoltre voci di legami con la comunità di Fachi israeliani radicata negli Stati Uniti, quella comunità che è comunemente riconosciuta come inadempiente nei confronti dell’Onu e delle decisioni prese dall’organismo internazionale già negli anni ‘60. Quella comunità di Falchi che credono di risolvere con la violenza il problema mediorientale.

Facebook ha legami altamente discutibili, sia dal punto di vista politico/culturale che economico, non è chiaro nella comunicazione verso i propri utenti, gioca sul detto e non detto, sul fraintendimento e sull’incomprensione.

Un articolo tratto dal Guardian.


“Comincio col dire, da cattolica, che condivido le parole del Papa quando afferma che la 194 e’ una ferita, che oggettivamente ha fatto perdere all’Italia milioni di vite provocando un danno spirituale e demografico del Paese. E credo che questo sia dovuto soprattutto ad una cattiva ed incompleta applicazione della norma”. Parole di Mara Carfagna, dal suo blog la neo ministro delle Pari Opportunità.

Delirio di un cattolico fondamentalista? Probabilmente è così, dopotutto che Joseph Ratzinger lo sia è normale, giusto, se non lo fosse lui fondamentalista cattolico chi altro? Invece ci deve stupire la simpatica Mara Carfagna, che da valletta di Davide Mengacci alla Domenica del Villaggio è stata promossa Ministro per le Pari Opportunità. Quale scelta peggiore poteva essere fatta, quale donna porta valori e opinioni meno adatte per questo ruolo che una valletta di serie B? La bella Mara dice che la legge 194 è una FERITA, certo, brava Mara, sai cosa è la legge 194? Sai cosa ha rappresentato per le donne il poter decidere del proprio corpo? Probabilmente ancora una volta ci distrarrai con le foto del tuo calendario piuttosto che dare una risposta decente

Vedo il tuo calendario e i tuoi poster nelle cabine dei migliori TIR fermi in coda alla dogana svizzera e nelle officine di periferia. Uomini duri comprano le riviste solo per avere questi feticci, uomini che spesso non capiscono perchè una donna debba avere le stesse opportunità di un uomo, uomini che negano la necessità di ricercare un nuovo rapporto di genere, uomini che usano le donne, le usano come oggetti da sfoggiare, come fossero status symbol.

Mara sei solo uno status symbol, non hai mostrato il minimo contenuto credibile, hai negato quello che sino ad oggi sei stata, hai ricostruito la tua immagine ma questo non basta.

Di tutto mi sarei aspettato ma la tua nomina mi ha veramente spezzato in due dalle risate.

fotografie tratte da drunkside.splinder.com


Ecco inziamo a divertirci, i neo ministri del neo governo si stanno scaldando ed iniziano già a regalarci aneddoti e chicche indimenticabili. Il bravo Scajola (sì proprio quello che se ne era dovuto andare dalla sua poltrona nel 2002 dopo la disastrosa gestione dell’ordine pubblico durante l’insanguinato G8 di Genova ed aver ammesso: “…Fui costretto a dare ordine di sparare…“) ha parlato di Centrali Nucleari, geniale, veramente geniale, il nucleare, il meglio, la soluzione, saremo tutti felici finalmente, avremo la nostra bella centrale, che ci fornirà energia pulita come l’aria fetida di Città del Messico, potremo accendere tutti gli elettrodomestici, le luci, i computer, tutto, anche e soprattutto quando non ci servono…saremo tutti americani. Dal 2016 ha detto, sì già è una cazzata lo sappiamo tutti, ma pensiamo ai tempi necessari affinchè una centrale produca energia in quantità rilevante per il consumo della nazione, fino al 2030 circa non si avrà alcun effetto…ma probabilmente un sacco di carcinomi e sarcomi in più nelle popolazioni che avranno la fortuna di vivere al contatto con questi favolosi templi dell’insensatezza.

Non finisce qui però…il PONTE; ci mancava in effetti, serviva proprio spendere soldi pubblici per fare una opera del genere, sistemare autostrade e tangenziali, finire la Salerno-Reggio Calabria, mantenere lo stato sociale e l’assistenza sono cose superflue…il Ponte ha la precedenza…chi crede che il Ponte si voglia fare realmente? Sinceramente che cazzo ce ne faremo di un Ponte dove il pedaggio è superiore al prezzo del traghetto che in 15 minuti ci porta dal continente in Trinacria?

Cosa ci regaleranno i componenti del nuovo governo? Forse una legge salva Rete4? Una legge per tutti gli italiani, come faremmo altrimenti a vivere sapendo che Emilio Fede e la sua trasmissione siano relegati al satellite o al mitico Digitale Terrestre?

Prypiat eye … quello che resta della cittadina di Prypiat.
fotografia tratta da scienceagogo.com.


L’insensatezza e l’ossessione dell’ordine, della pulizia, del “tutto va bene”…Bologna oggi, quello che è diventata, ripiegata su se stessa, è una città che fluttua tra il suo passato fatto di attività culturale e politica e il suo futuro affogato nel ferreo ordine e nel ritorno dell’odio.

Un tranquillo martedì pomeriggio tinto di nero….da Jattaredda.spaces.live.com .

Storia irrale di un gelato blindato

Vivo a Bologna e lo sapete già [...] Ieri pomeriggio, in balia degli inferni artificiali ho deciso che volevo per un’oretta uscire dalla mia condizione di tristezza cronica, andando a trovare un’amica che lavora in una gelateria, in via Petroni, nei pressi di piazza Verdi, zona universitaria…e con la scusa prendere anche un gelato.
Botta di vita, mi vesto esco di casa a piedi, mollo la bici perchè non smette di piovere da venerdì scorso…arrivo in via San Vitale, attraverso l’incrocio e arrivo in via Petroni…sono vicinissima alla gelateria [...] due camionette della polizia, una fila al centro e due gruppetti di poliziotti armati sui lati della strada, davanti alle camionette che in orizzontale bloccano il passaggio…irreale. Non capisco, mi avvicino, un uomo con un giaccone, un ispettore, alto, imponente, con il capello brizzolato, mi guarda in faccia e dice agli altri poliziotti: “lei no!” …mi guarda di nuovo in faccia e con il grosso dito fa cenno di no. Mi allontano, torno indietro e telefono alla mia amica … Piazza verdi è blindata per il dibattito di AN che la presidia con un gazebo e cerca di tenervi un dibattito politico con l’assessore Mancuso e la prorettrice Monari. Per tre ore proverò in ogni modo a raggiungere la piazza ma le forze armate sono state dispiegate a dovere, in ogni strada o stradina che permetta accesso alla piazza.
Vigilantes, vigili urbani, polizia e carabinieri…6 o 7 ambulanze, tutto per il banchetto di Alleanza Nazionale in piazza Verdi! che SPRECO!
L’accesso alla piazza è riservato esclusivamente a chi ha la faccia di chi può passare…è evidente che la mia faccia non li convinceva molto, dopotutto volevo solo prendere un gelato e forse era chiaro che non me ne fregava niente degli inutili e fascisti dibattiti.
In Sicilia la gente ha bisogno delle forze dell’ordine, non ci sono, non esistono, non sono abbastanza; anche in Campania ne hanno bisogno, ma niente, ci sono solo quando utili al padrone: puliscono ben bene il centro storico dalla monnezza perchè il Cavaliere del lavoro vi farà un comizio…La gente ha bisogno di loro ma loro non possono esserci perchè chi ci governa, chi li comanda, dice loro di non esser con noi.
Siamo sotto regime e questo fatto non è che l’inizio.
Ieri (ndm. 20 maggio) il centro storico di Bologna, la zona universitaria, la zona rossa, ha cambiato il suo abito da sera rosso per metterne uno nero, in segno di lutto!
fotografia tratta da potamocheri.eu
Articolo di Jattaredda…manipolato da ME

L’esperienza antimafiosa in Sicilia è una scelta non semplice, spesso l’essere dichiaratamente antimafioso rende difficoltosi e rigidi i rapporti con le comunità locali, di paese, provinciali.
Un esempio chiaro e storicamente provato è il caso di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia per il suo impegno nel combatterla sradicando quella che può essere definita “cultura mafiosa”; un modo di lottare efficace, in quanto elimina alla base “l’humus” su cui si basa l’organizzazione criminale.

Interrogativo:
Quali sono le dinamiche di relazione tra componenti attivi in gruppi ed associazioni antimafia e le comunità locali?

Aiutatemi rispondendo a questo interrogativo, commentando, criticando, smentendo o confermando il punto di vista di partenza.


donna

08mar08

8 marzo…troppo spesso è una data solamente simbolica, ormai simbolica per divertimento e trasgressione, troppo poco simbolo della necessità di rinegoziare il rapporto di genere, ancora oggetto oscuro per la nostra società occidentale.

Oggi è ancora più importante ricordare il rulo delle donne nella società, in un momento storico politico di attacchi alle conquiste ed alla libertà individuali, prima tra tutte la legge 194.

Oggi è la giornata per far sentire la voce delle donne, hanno l’opportunità di poter essere ascoltate con maggior attenzione, un giorno all’anno, è necessario che le donne colgano l’occasione, scendano in piazza, occupino i media, per denunciare l’assurdo attacco fondamentalista dell’istituzione Chiesa Cattolica, di un Papa che vuole imporre le sue idee, i suoi credo….senza essere mai stato in cinta.

Oggi è il momento giusto, è l’occasione unica, sfruttatela, non buttatela in cazzate, non lasciate che sia solamente un giorno di banale divertimento o non farete altro che confermare il rapporto di genere, un raporto sbilanciato, scorretto…machista.


Il PPL perderà le elezioni…assurdo, sembrerebbe, al contrario. La Casa delle Libertà ha cambiato il nome ma non l’anima, è ancora la coalizione del 1994, porta ancora gli stessi valori e le stesse istanze, vere o di facciata non è importante…oggi l’anticomunismo non paga più, l’Italia ha bisogno di un governo sincero, unito, sicuro, la CDL o PPL che dir si voglia non assicura cambimento, anzi, è lo specchio del governo Prodi, è il vecchio che si ripresenta con un nuovo nome, è la politica della casta, così come ultimamente viene definita dai media, dopo l’intuizione di Stella.

Il Partito Democratico ha compreso e saputo cavalcare la richiesta di novità, il correre in solitario è una mossa rischiosa ma geniale, potrebbe essere la Caporetto del centrodestra, che se sconfitto non potrebbe far altro che dissolversi.
Il PD si propone come una forza politica unita, mostra sicurezza di solidità, la necessità primaria del nostro paese, in questo modo si pone come unica alternativa alla classe politica degli ultimi 15 anni.

Forza Italia non è più il partito che cavalca l’antipolitica, ormai è politica, è la politica degli ultimi 15 anni, la stessa che in molti italiani ha fatto rimpiangere persino la corrotta DC degli anni ‘80, sfaldata dalle condanne per tangenti.

Gli elettori sono stanchi delle prove di forza della classe politica, sono stanchi di non poter far sentire la propria voce, la legge elettorale doveva essere cambiata attraverso il referendum, ovvero dal popolo, quel popolo che è solamente rappresentato dalla classe politica, quel popolo che è il reale capo della Repubblica Italiana.

Ah…tanto per sfatare alcune idee che qualcuno si può fare: io non voto il PD, nè lo voterò mai.


L’aria è inutile, ti lascia così fermo in una umidità irritante, senza possibilità di liberarsene. Respirare è un errore, non è altro che un modo per allontanare la fine, allora è inutile perdere tempo, è inutile sopravvivere fino a che non se ne ha più voglia, tutto è aria, tutto è inutile, tutto finisce, è solo questione di tempo. Oggi è finito, tutto quello che amo è finito.


PIAZZA FONTANA

13dic07

38 anni fà. Piazza Fontana, Milano.

Alla Banca Nazionale dell’Agricoltura scoppia una bomba, un attentato che sancisce l’inizio della strategia della tensione, ancora oggi e per sempre senza colpevoli.

“La strage di Piazza Fontana fu conseguenza di un grave attentato terroristico avvenuto il 12 dicembre 1969 nel centro di Milano, quando, alle 16:37, una bomba esplose nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana, provocando la morte di sedici persone ed il ferimento di altre ottantotto. Per la sua gravità e rilevanza politica, tale strage ha assunto un rilievo storico primario.

Le indagini vennero orientate inizialmente nei confronti di tutti i gruppi in cui potevano esserci possibili estremisti, in particolare degli anarchici del “Circolo 22 marzo”. Il 12 dicembre l’anarchico Giuseppe Pinelli viene fermato e interrogato a lungo in Questura ed il 15 dicembre, dopo tre giorni di interrogatori, Pinelli precipita dal quarto piano della questura milanese e muore.
Le indagini e i processi (sette) si susseguiranno nel corso degli anni, venendo accusati vari esponenti anarchici e di destra; tuttavia alla fine tutti gli accusati saranno assolti in sede giudiziaria (ma alcuni verranno condannati per altre stragi o saranno assolti grazie alla prescrizione).
Alcuni esponenti dei servizi segreti verranno condannati per depistaggi. Il commissario Luigi Calabresi, incaricato delle indagini e presente in questura mentre Pinelli si “gettava” dalla finestra, verrà fatto segno a una dura campagna di stampa e minacce, e verrà assassinato.

Dopo 37 anni, non è ancora stata emessa una condanna definitiva per la strage di piazza Fontana.
Il 3 maggio 2005 sono stati assolti definitivamente gli ultimi indagati. Attualmente non vi è alcun procedimento giudiziario aperto”.

tratto da wikipedia. 


Domenica sera, Report, la trasmissione di RaiTre, famosa per denunciare incoerenze ed assurdità, ma anche truffe ed imbrogli, della società italiana, svela il mondo della moda italiana, parla del potere di Vogue e della casa editrice Condè Nast, che può far spostare, riorganizzare, risistemare i tempi delle sfilate, della “settimana della moda”. La direttrice di Vogue italia, Franca Sozzani viene descritta, e vengono svelati alcuni suoi comportamenti, e sue scelte.

Cosa accede poi? Dopo pochi giorni, su La7, al programma di Daria Bignardi, Franca Sozzani è in onda, parla, si giustifica, sconfessa i dati forniti da Report…Daria Bignardi da intervistatrice solitamente acuta e ficcante, seppur frivola, si trasforma in una simpatica spalla dell’intervistata, in altre parole in un “Bruno Vespa al femminile”…perchè? perchè questo cambiamento? Non si riesce a capire….

CORREGGO LA MIA INFORMAZIONE

Avevo scritto: “Ah dimenticavo: Daria Bignardi è direttrice della rivista Vanity Fair, la versione italiana…”
Luca Dini, mi ha commentato il post dicendo, ironicamente ma seriamente, di essere lui il direttore di Vanity Fair (leggete l’originale tra i commenti), il senso del post non cambia ma cala la portata simbolica…peccato!

Sorry per la cazzata scritta…ma guardate la puntata di Report lo stesso.

VEDI LA PUNTATA DI REPORT

Report